laVerdi è un animale strano. Quando nel novembre 1992 Luigi Corbani e Vladimir Delman depositarono i documenti per creare questa nuova realtà nel mondo musicale già dominato da un’augusta presenza, non so se immaginassero in quanto poco tempo si sarebbe trasformata in uno dei riferimenti principali della Musica italiana.

laVerdi è uno straordinario insieme di persone, di volontà e di coraggio: tra le tante sfide che sono diventate norma c’è sicuramente quella di aver creduto veramente possibile che i grandi nomi non siano sempre i soli ad essere portatori di talento, che la poca esperienza non è sempre accompagnata da insuccesso, che la mancanza di notorietà rispetto ad altri compositori più celebrati ha solo ritardato la familiarità degli spettatori con la musica italiana del Novecento.

Accanto alla prima formazione nel corso degli anni se ne sono aggiunte man mano altre, ognuna con le sue peculiarità, non solo per le caratteristiche dei componenti, credo anche per chi si è assunto il compito di guidarle e renderle gruppo.

E ad aspettarle, curioso di conoscerle tutte, un pubblico che in poco si è ampliato e diversificato, trovando un suo proprio  modo per sentirsi in famiglia. Persone che hanno accompagnato, numerose, laVerdi anche ogni volta che si è esibita al di fuori dei confini nazionali e nei concerti per il Papa e l’allora Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Quando si gira per l’Auditorium -prima del concerto o durante l’intervallo- si ha la sensazione di un enorme salotto, si percepisce un senso di festa ma senza la formalità delle grandi occasioni. Perché lo straordinario può essere quotidiano, vicino.

Questo percorso fotografico vuole raccontare quello che Paolo Dalprato ha carpito nel corso dei primi due anni di rapporto con laVerdi.

E sono stati anni intensi: una delle prime occasioni in cui ha puntato l’obiettivo su questo particolare universo è stata l’Ottava Sinfonia di Mahler, che da quasi trent’anni non tornava a Milano per l’enormità dello sforzo che comporta allestirla e eseguirla. Ulteriore evento d’eccezione è stato il ritorno di Riccardo Chailly alla direzione: erano quasi dieci anni che non saliva sul podio de laVerdi dopo averla guidata per oltre un lustro, ed è stato un ritrovarsi e insieme un conoscersi nuovamente. Si è celebrato il ventesimo anniversario dell’orchestra ricordando Vladimir Delman con l’omaggio al primo concerto eseguito nel 1993 ma    guardando avanti, sempre alla ricerca di musiche e autori con cui stupire e incuriosire l’attento pubblico che con partecipazione segue. È stata confermata la tradizione di scandire l’anno attraverso gli appuntamenti fissi con la grande Musica, sono stati festeggiati i quindici anni di attività del Coro sinfonico creato da Romano Gandolfi, guidato poi da una mano sicura che in questi anni lo ha portato ad esibirsi a livelli sempre più alti. laBarocca e il suo gemello Ensemble vocale hanno portato a tanti le atmosfere che si pensava fossero avvolgenti solo per pochi, catturando invece l’interesse di chi, per la giovane età, si presuppone rivolga la propria attenzione verso altri generi musicali.

E poi la OSJ, laVerdipertutti, il Coro di Voci bianche e quello degli Stonati hanno permesso a tanti, delle più svariate età e     estrazioni, di seguire una passione, di viverla da protagonisti.

Si è rinnovato lo sforzo per continuare a offrire anche in estate grandi concerti, portando in Italia gli spettacolari BBC Earth Concerts con Danilo Grassi che ha diretto laVerdi nella musica di George Fenton, affidando a Luis Bacalov un cammino con cui far emergere la passione per il tango che in molti alberga: a Ferragosto in parecchi sono accorsi per danzare in largo Mahler al sensuale richiamo della Milonga. Ed è stato regalato ai milanesi e ai turisti che passavano per piazza Croce Rossa un ricordo di Giuseppe Verdi, quando d’improvviso si sono trovati ad assistere a un concerto dall’appartamento al Grand Hotel et de Milan,  dove il Cigno di Busseto ha ripiegato le ali per l’ultima volta. Perché il rapporto con il pubblico laVerdi lo assiste con cura, diversificando l’offerta culturale per coinvolgere ogni volta nuovi interessati, organizzando incontri per imparare ad assaporare le note attraverso le parole, ascoltando le critiche di chi pensa di non aver ricevuto quanto sperato, chiamando la sua gente in soccorso quando è in difficoltà.

E la gente de laVerdi risponde. Sono state raccolte 30mila firme per far sentire alto al Ministro Franceschini lo sdegno per la grave situazione in cui versa la Fondazione. Molti nomi della Cultura, italiana e internazionale, hanno unito con forza la propria voce per chiedere il giusto sostegno a una delle maggiori Istituzioni culturali del nostro Paese.

Paolo Dalprato ha voluto dare il suo personale contributo offrendo le sue foto per raccogliere fondi, per richiamare ancora e ancora l’attenzione su questa straordinaria realtà.

 

Questa mostra è dedicata anche a tutte le persone che non sono presenti negli scatti, quelli che non vivono l’emozione di una sala intera che plaude al loro impegno, che non vedono mai il loro nome scritto sui giornali, che ogni giorno lottano con le mille difficoltà che questa avventura porta in dote.

Ho avuto il privilegio di condividere vari aspetti del mondo de laVerdi che agisce lontano dai riflettori, e mi ha sempre affascinato come si senta la cocciuta pertinacia per far sì che tutto questo continui.

 

A tutti voi

Grazie per quanto fate

Federica Candela

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