L’esposizione mostra e racconta l’atmosfera e l’iconografia della città di Londra e dell’Inghilterra nel secondo dopoguerra. La Gran Bretagna dell’epoca è sì una nazione, anzi un Impero, uscito vincitore dalla seconda guerra mondiale ma è prostrato economicamente dallo sforzo bellico e in piena decadenza. Altri e più potenti imperi infatti si erano affacciati sulla scena mondiale durante il conflitto: quello americano e quello sovietico. Il paese fa finalmente i conti con se stesso e con la sua parabola storica discendente. Winston Churchill, l’eroe senza macchia e senza paura della battaglia d’Inghilterra, viene bocciato alle prime elezioni dalla fine della guerra. Alla sua visione imperiale e conservatrice della società, gli elettori preferiscono un futuro fatto meno di gloria e più di welfare. Il cambiamento, anzi, la rivoluzione è già in corso. Gli anni ‘50 saranno infatti e indiscutibilmente il decennio di incubazione che preparerà il paese al salto generazionale e culturale più audace: quello degli anni ’60 dei Beatles e dei Rolling Stones. Ma sebbene arrivata alla fine di un ciclo, la società inglese degli anni ’50 rimane fedele a se stessa e alla propria tradizione iconografica e sociale. Una realtà a parte rispetto al resto d’Europa, dove il cricket è sport nazionale, l’ora del the un rito necessario, la bombetta nera un’aspirazione e tutto è una questione di stile.

a cura di

Alessandro Luigi Perna

una produzione di

Eff&Ci - Facciamo Cose

 

per il progetto

History&Photography

 

immagini di

Top Photo / AGF

Heritage Images / AGF

Science & Society Picture Library

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