Nel 1848 le frontiere degli attuali Stati Uniti sono fissate legalmente – a nord a fare da confine è il 49° parallelo, a sud è il Rio Grande, a ovest è l’Oceano Pacifico. Da molto tempo gli americani avevano cominciato la loro espansione a occidente con esplorazioni e insediamenti di coloni, ma la formalizzazione dei confini produsse una corsa all’ovest impetuosa e inarrestabile: agli esploratori, ai cacciatori di pellicce, ai militari, si aggiunsero i Mormoni, i coloni, gli allevatori di bestiame, gli avventurieri, i cercatori d’oro, le prostitute, i banditi e gli sceriffi. I rari insediamenti si moltiplicarono divenendo prima villaggi e poi città. Alle strade in terra battuta si aggiunse la ferrovia che collegò le due coste degli Stati Uniti. Gli indiani, nativi del nord America, travolti dal mondo contemporaneo, cercarono di resistere ma furono sconfitti e confinati nelle riserve. Nacque e si sviluppò quel mito della frontiera, fatto di violenza ed eroismi, crudeltà e speranza, che fu celebrato in tanti film hollywoodiani. La mostra lo ripercorre attraverso le immagini realizzate da giornalisti, fotografi, cittadini privati, ufficiali pubblici dell’epoca, prima confluite come documenti ufficiali in numerosi dipartimenti statali e poi raccolte in un’unica collezione conservata nei National Archives degli Stati Uniti.

a cura di
Alessandro Luigi Perna

 
una produzione di
Eff&Ci - Facciamo Cose

 

per il progetto
History&Photography

immagini di

Courtesy NARA - National Archives & Records Administration

 

Eff&Ci - Facciamo Cose - via Luisa Sanfelice, 3 - 20137 Milano

+39.02.55.01.95.65 

 

 

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