Paolo Dalprato pensa che “la bellezza sia ovunque, basta cercarla con gli occhi giusti”. Per lui è più di una considerazione intellettuale, è una certezza filosofica ed estetica. Tanto da  avere trasformato il suo credo in una sfida artistica. Cerca perciò la bellezza dove uno non se l’aspetta. Nelle pieghe della realtà più prossima, in quegli universi paralleli che abbiamo affianco ogni giorno ma che non degniamo mai di uno sguardo. Mondi microscopici o macroscopici di cui ignoriamo l’esistenza per indifferenza, non perché siano particolarmente nascosti o di difficile accesso. Semplicemente non ci interessano. Ma sbagliamo, perché sono universi di forme suggestive e audaci, che solo per superficialità trascuriamo. Paolo Dalprato non lo fa. Entra nelle fessure apparentemente sconosciute del reale come un esploratore alla ricerca di nuovi continenti. Il suo strumento, la sua caravella per navigare verso nuovi immaginari, è la macchina fotografica.

 

Metallo. Una parola che evoca l’evoluzione dell’uomo tanto che l’uso di alcuni metalli o   leghe hanno denominato intere ere dell’umanità. La parola metallo è definita dai vocabolari “sostantivo maschile singolare” ma indica in realtà una grandissima varietà di materiali diversi. E sono talmente diffusi che quasi non ce ne rendiamo conto. Di metallo sono le posate che usiamo in casa, il barattolo delle matite sulla nostra scrivania, la base delle lampadine, i computer, gli attrezzi nelle officine, i macchinari nelle fabbriche. I metalli sono infatti utilizzati sia nella produzione di oggetti estremamente semplici destinati alla vita  quotidiana che in quelli ad alto contenuto tecnologico. In genere, tranne in quei casi in cui il design è fondamentale nel caratterizzarli, quasi nessuno bada alla forma degli oggetti di  metallo perché devono rispondere più a requisiti di utilità che di estetica.

Non è lo sguardo con cui Paolo Dalprato li osserva. In quegli oggetti vede qualcosa di diverso, coglie indizi di una verità metafisica più profonda. Quella che vede, al di là di ogni apparenza, è un’essenza fatta di geometria pura. È per questo che li ritrae in bianco e nero: per astrarli da ogni contesto, per privarli di ogni connessione anche solo cromatica con la realtà ordinaria. Per ottenere il suo obiettivo usa luci e ombre, masse e vuoti, con cui costruisce volumi e dà consistenza grafica e materiale a ciò che ritrae. Nelle sue mani gli   oggetti trasfigurano, cambiano di senso, acquistano un significato estetico e ontologico che prima non avevano. Tanto che non conta più cosa sono, non ha più importanza la funzione per cui sono stati concepiti e prodotti. Quello che alla fine conta è solo la loro forma e la suggestione che genera. È così che Paolo Dalprato dà una nuova identità agli oggetti metallici. È così che gli oggetti metallici si animano diventando “Metallo Vivo”.

Alessandro Luigi Perna

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