CARL SIMON

THE COLLECTION

La mostra “Carl Simon. The Collection” espone una selezione di 54 immagini in anteprima per l’Italia provenienti dalla collezione di diapositive su lastre di vetro colorate a mano di Carl Simon (1873 – 1952), un vero e proprio tesoro fotografico ancora in fase di studio che è stato riscoperto in Germania nel 2011. Proprietaria delle immagini, distribuite in Italia da Tips Images, è l’agenzia tedesca United Archives, una delle principali partner del progetto Europeana Photography sostenuto dall’Unione Europea.

Carl Simon comincia a occuparsi di fotografia collaborando prima con la compagnia tedesca Liesegang, quindi fondando nel 1907 una propria società, la Lichtbild-Anstalt Carl Simon & Co., che forniva servizi alla nascente industria della fotografia. Ben presto inizia a collezionare diapositive in vetro dipinte a mano in formato 9,5 x 8,5 cm e 8,5 x 8,5 cm. Ha un progetto in testa molto preciso: mostrare le meraviglie del mondo a chi non ha i mezzi economici per viaggiare. Che è come dire la maggioranza della popolazione nella Germania prima dell’impero del Kaiser, quindi della Repubblica di Weimar e infine della paranoia nazista di Hitler. Allestisce perciò uno spettacolo composto di foto proiezioni, musica e testo recitato (spesso ricco di riferimenti letterari) che porta in giro per i cinema tedeschi. Alla  fine della sua carriera saranno almeno 300 le sue esibizioni dal vivo. Quando termina la seconda guerra mondiale, nel 1945, la sua collezione consta di ben 80.000 diapositive. Ne sopravvivono oggi 23.000, dimenticate per decenni nella stanza di un vecchio magazzino nel quartiere di Unterbilk a Düsseldorf, dove erano perfettamente conservate in 200 scatole di legno insieme a 2 proiettori, 15 lenti e numerosi scritti utilizzati durante le proiezioni in pubblico. Le immagini, mirabilmente dipinte a mano dagli artisti e artigiani dell’epoca, portavano (e portano) il pubblico in viaggio in Europa (Germania, Italia, Francia, Olanda, etc.), America (U.S.A e Brasile), Africa del Nord (Egitto, Marocco), India, Tibet ed Estremo Oriente (Cina, Giappone).

Dipingere a mano le foto è un’arte che ha inizio con la storia stessa della fotografia. Riprodurre la realtà solo in bianco e nero viene infatti da subito vissuto come un limite prima ancora che come una nuova opportunità di espressione artistica. Ma in attesa che il successo arrida ai ricercatori che si applicano nell’impresa di scoprire una tecnica per riprodurre anche i colori, i produttori di immagini si rivolgono ad artisti e artigiani per ovviare alla loro mancanza. Lo faranno per tutta la seconda metà dell’800 fino ai primissimi decenni del ‘900, sebbene già nel 1904 i fratelli Lumière raggiungano l’obiettivo introducendo il procedimento Autochrome (che però è molto costoso) e negli anni ’30 comincino a circolare le prime pellicole a colori (che però avranno successo di massa solo negli anni ’60). Si sviluppa così una forma d’arte poco studiata dalla critica e ancora meno conosciuta dal grande pubblico: quella della coloritura a mano delle immagini qualsiasi sia il loro supporto – carta o lastra di vetro. Una forma d’arte che si sviluppa agli inizi soprattutto attraverso il fotoritocco ai ritratti per compiacere i committenti privati, quindi si diffonde nella fotografia erotica e pornografica, e infine viene utilizzata nelle immagini di viaggio e in misura minore di reportage. Una forma d’arte che soprattutto si dimostra capace di raggiungere sorprendenti esiti artistici qualsiasi sia il soggetto fotografato e il genere di immagine realizzata.

Alessandro Luigi Perna

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