NICOLA UGHI. SEDICI NONI.

La realtà in formato cinetelevisivo.

Specializzato in fotografia sportiva, di reportage, industriale, paesaggio e nel ritratto ambientato, Nicola Ughi, classe 1973, ha all'attivo un lungo elenco di premi conquistati, libri pubblicati e mostre circolate in Italia e in Europa.

Da sempre affascinato dallo spettacolo del mondo, ama costruire graficamente le sue immagini, riempiendole di vuoti e di presenze alla ricerca di un equilibrio geometrico perfetto. A differenza di molti suoi colleghi, interessati molto più a fotografare che a ragionare sullo strumento che hanno in mano, a Nicola Ughi non solo piace produrre foto ma anche riflettere su che cosa succede dal punto di vista fisico e intellettuale quando si realizza uno scatto.

Usa infatti la macchina fotografica come uno scienziato-artista del rinascimento – non per niente è toscano – per approfondire i suoi studi sulla percezione fisica che l’uomo ha del mondo. Non contento delle possibilità offerte dal mezzo, ha anche inventato e brevettato “Twincamera”, uno strumento per riprodurre con la fotografia il più possibile la visione umana (a 180°) utilizzando due apparecchi in sincrono. Ma a interessarlo non è solo come vediamo ciò che ci circonda ma anche che rappresentazione iconografica ne produciamo.

I formati della fotografia sono svariati: le immagini possono essere più o meno quadrate o rettangolari, rispondere a una dimensione standard oppure essere ritagliate in funzione del soggetto ripreso.  In questa mostra a Ughi interessa proiettare davanti ai nostri occhi la realtà con un taglio particolare: il formato (e la prospettiva) del cinema e della televisione, quello che ha conquistato l’immaginario collettivo contemporaneo.

A spiegare la sua scelta stilistica è lo stesso autore: “Ho sempre voluto tagliare alcune delle mie foto – dice – nelle dimensioni che in genere vengono usate solo per il video: il 16/9. Una suggestione visiva che in qualche modo trasfigura geometricamente lo spettacolo del mondo”.  Quello di Nicola Ughi è perciò un invito a riflettere sulla commistione possibile tra le tre arti contemporanee sorelle – fotografia, cinema e televisione - che si nutrono primariamente di immagini per raccontare la realtà che ci circonda.

Alle arti visive ha poi voluto affiancare anche quella della scrittura. Ogni immagine è infatti accompagnata dai versi creati apposta per l’occasione da Matteo Pelliti, poeta e autore che ha collaborato tra gli altri con Simone Cristicchi e Moni Ovadia. La parola affianca la foto, la prospettiva cinematografica e televisiva fatta di voci e immagini è perfettamente riprodotta.

E con “Sedicinoni” metaforicamente e poeticamente superata.

 

Alessandro Luigi Perna

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