L’Archivio fotografico della Società Geografica Italiana custodisce circa 200.000 fototipi (tra positivi, negativi, diapositive e cartoline). Si tratta per lo più di materiali rari, spesso inediti, relativi a contesti molto diversificati nello spazio e nel tempo. Il periodo storico di riferimento è di circa 150 anni: la collezione più antica infatti risale al 1866 - spedizione francese nella valle del Mekong - mentre le acquisizioni più recenti arrivano a raccontare la contemporaneità.

Anche i contenuti dei materiali fotografici conservati sono tra i più vari: dal ritratto alle immagini di viaggio (in Italia e nel resto del mondo), dalle foto antropometriche a quelle di documentazione di esplorazioni e missioni scientifiche.

Sull’India dei primi decenni del XX secolo la Società Geografica conserva numerose immagini distribuite in più collezioni: “Bandini”, “Campagna oceanica della Regia Nave Vesuvio 1906-1909”, “Piscicelli”, “Spedizione De Filippi in India e Asia centrale 1913-1914”, “Spedizione geografica italiana Aimone di Savoia al Karakorum” e “La grande crociera in India e Ceylon della Reale Società Geografica Italiana”. La mostra “L’India dell’Impero Britannico” ne espone una selezione di 54 (riproduzioni digitali da stampe originali) con l’obiettivo non tanto di raccontare con rigore storico le vicende dell’India all’epoca della colonizzazione ma di dare l’opportunità al visitatore di calarsi nel contesto e nell’atmosfera di un paese che ai primi del ‘900 era rimasto ai margini della modernità, suggestionato dalla ricchezza del proprio ormai lontano passato ma ancora senza un prospettiva chiara e soprattutto autonoma di futuro.

Il Subcontinente era infatti colonia dell’Impero britannico dal 1857. Ma l’Occidente aveva cominciato a privare i regni indiani della propria indipendenza già a cominciare dal XVI secolo. I primi a interessarsi dell’India erano stati i Portoghesi che a colpi di cannoni avevano stabilito le loro basi commerciali lungo le coste dopo aver circumnavigato l’Africa alla ricerca di una nuova via delle spezie. Li seguirono subito dopo Olandesi, Francesi e infine gli Inglesi. Tutti con intenti bellicosi e piuttosto imperiali. A rendere fragile l’India e quindi appetibile agli occhi delle potenze occidentali erano le rivalità interne tra la moltitudine di regni e gruppi etnici in cui era divisa. La sempre valida politica del “divide et impera” venne applicata con estrema disinvoltura ed efficacia.

A uscire vincitrice dalla competizione commerciale e militare tra Stati europei fu la Gran Bretagna per tramite della multinazionale Compagnia Inglese delle Indie Orientali, che nel 1856 prese il controllo quasi completo del Subcontinente indiano. L’anno successivo una rivolta, che passerà alla storia come la prima guerra di indipendenza indiana, fece intervenire direttamente la Corona inglese facendo dell’India una colonia a tutti gli effetti. L’indipendenza verrà infine concessa al Paese solo nel 1947 grazie alla lotta non violenta del politico e filosofo indiano Mohandas Karamchand Gandhi, detto il Mahatma. Con lui l’India suggestiona l’intero mondo contemporaneo, si rimpossessa della propria storia ed entra nel futuro.

A mettere insieme le immagini della collezione “Bandini” è Gino Bandini, fotografo e collezionista italiano che si trova in India ai primi del ‘900. Le immagini che Bandini acquista provengono, con ogni probabilità, da laboratori fotografici in loco gestiti da occidentali. Loro clienti sono la nascente industria editoriale europea e americana e i viaggiatori di passaggio, in genere piuttosto benestanti, che all’epoca potevano permettersi di recarsi per lunghi periodi in località esotiche. Quasi sempre realizzate da autori rimasti anonimi, le foto propongono monumenti storici e religiosi e numerosi ritratti, in particolare di gruppi appartenenti alle diverse etnie, religioni e caste che caratterizzavano, e continuano a caratterizzare, la società indiana. Le immagini realizzate dallo stesso Bandini invece ritraggono in particolare l’etnia predravidica dei Bhil, un ampio reportage di cui sono riportati in mostra solo alcuni scatti particolarmente significativi dal punto di vista estetico e documentaristico.

Allo stesso periodo risalgono le immagini della collezione “Campagna oceanica della Regia Nave Vesuvio 1906-1909”, scattate tutte da anonimi autori e probabilmente in gran parte anch’esse acquistate presso rivenditori locali. Soggetti delle foto sono soprattutto le città riprese nella loro quotidianità. La collezione “Piscicelli” è invece composta di immagini scattate da Maurizio Piscicelli che visita l’India tra il 1913 e il 1914. Fotografa soprattutto le città di Benares e Calcutta, lasciandosi affascinare in particolare dal fiume Gange e dai riti religiosi che si svolgono lungo le sue rive. Delle collezioni “Spedizione De Filippi in India e Asia centrale 1913-1914” e “Spedizione geografica italiana Aimone di Savoia al Karakorum” del 1929 sono esposte una immagine ciascuna, realizzate rispettivamente da Giotto Dainelli e Massimo Terzano.

I due fotografi avevano infatti partecipato alle spedizioni esplorative e scientifiche sulle montagne dell’Himalaya capitanate rispettivamente da De Filippi e Aimone di Savoia. Di Dainelli, che fu presidente della Società Geologica Italiana, socio della Pontificia Accademia delle Scienze e dell’Accademia dei Lincei, e infine presidente dell’Accademia d’Italia, è proposta una foto tratta da una serie dedicata alle danze buddiste in Ladakh. Di Terzano, torinese che si distinse anche e soprattutto come direttore della fotografia in ambito cinematografico e come regista di documentari, è proposto uno scatto suggestivo di un laghetto nel ghiacciaio del Baltoro nel gruppo montuoso del Karakorum.

Autore delle immagini appartenenti alla collezione “La grande crociera in India e Ceylon della Reale Società Geografica Italiana” è Antonio Sturla, famoso cineoperatore ferrarese passato alla storia per il contributo che diede alla nascente industria cinematografica della sua città e in generale a quella italiana in un’era ancora pionieristica per il nostro cinema. A farlo conoscere erano stati i suoi cine-reportage sul primo conflitto mondiale dal fronte francese e italiano realizzati per conto dell’esercito. All’attività di cineoperatore affiancò presto anche quella di fotografo. In India ci va al seguito della Società Geografica Italiana tra il dicembre del 1932 e il gennaio del 1933. E lì realizza una serie di immagini in cui mette al centro della sua attenzione soprattutto le persone appartenenti ai ceti popolari colte nella loro quotidianità spesso piuttosto precaria.

Alessandro Luigi Perna

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