LA MOSTRA

La mostra fotografica “Assedio a Madrid”, patrocinata dall’ Instituto Cervantes de Milán e realizzata in collaborazione con il “Ministerio de Educación, Cultura y Deporte. Archivo General de la Administración” del Governo spagnolo, è prodotta per “History & Photography – La Storia raccontata dalla Fotografia” (www.history-and-photography.com), un progetto rivolto al grande pubblico e alle scuole che ha per obiettivo raccontare la storia contemporanea attraverso la valorizzazione degli archivi storici fotografici (in particolare di fotoreportage) sia italiani che internazionali, sia pubblici che privati. L’esposizione si compone di 60 riproduzioni digitali da stampe fotografiche, selezionate tra le circa 3.000 immagini conservate dall’ “Archivo Fotográfico de la Delegación de Propaganda y Prensa de Madrid durante la Guerra Civil”. In particolare, sulla falsa riga della catalogazione utilizzata all’epoca in cui è nato il fondo, la selezione di immagini mostra i primi momenti della ribellione dell’esercito guidato da Franco a Toledo, Guadalajara e Madrid, la mobilitazione popolare in difesa della Capitale assediata, i bombardamenti aerei e i loro effetti, le sofferenze dei civili, la guerra nelle regioni intorno a Madrid, il ruolo delle donne presenti anche in prima linea come forze combattenti, la vita al fronte e nelle retrovie e infine la campagna di alfabetizzazione delle truppe da parte del Governo repubblicano. Autori della maggior parte delle foto selezionate sono Manuel Albero e Francisco Segovia, fondatori nel 1930 dell’agenzia fotografica Albero y Segovia Información Gráfica. Specializzati in fotografia sportiva, collaboratori di diverse testate giornalistiche, allo scoppio del conflitto divennero fotoreporter di guerra entrando nella storia della fotografia spagnola grazie alla qualità delle loro immagini.

 

IL FONDO FOTOGRAFICO

L’ “Archivo Fotográfico de la Delegación de Propaganda y Prensa de Madrid durante la Guerra Civil”, facente oggi parte del “Ministerio de Educación, Cultura y Deporte. Archivo General de la Administración”, si compone delle fotografie che vari autori realizzarono durante i diversi momenti delle alterne vicende belliche che sconvolsero Madrid e le regioni centrali della Spagna durante la Guerra Civile. Della maggior parte dei fotografi si conosce il nome: infatti per poter realizzare servizi fotografici nelle aree controllate dal Governo democratico era necessario avere l’autorizzazione del Ministero della Propaganda repubblicano, nato per “raccontare” agli Spagnoli lo sforzo che la Repubblica stava facendo per fermare la ribellione fascista e per mostrare i tragici effetti sulle città delle bombe dell’aviazione di Franco e dei suoi alleati italiani e tedeschi, una tragica novità che farà da preludio ai bombardamenti a tappeto sui nuclei urbani europei durante la Seconda Guerra Mondiale. Per questo motivo sono numerose nel fondo le immagini sia dei corpi martoriati delle  vittime che delle case colpite dalle bombe lanciate dall’aviazione nazi-fascista durante le incursioni aeree. Con la caduta di Madrid e la fine della Guerra Civile, l’archivio venne requisito dai franchisti e divenne, per un tragico paradosso, uno strumento di repressione dei golpisti: il nuovo regime fascista se ne servì infatti per identificare, cercare e incarcerare o condannare a morte i miliziani repubblicani ritratti nelle immagini. È questo il motivo principale per cui il fondo fotografico oggi conserva un numero decisamente inferiore di scatti rispetto a quando fu realizzato: molte delle immagini furono infatti utilizzate come prove e inserite nei fascicoli dei procedimenti giudiziari che seguirono all’instaurazione della dittatura.

IL CONTESTO STORICO, POLITICO E IDEOLOGICO

La Guerra Civile Spagnola è l’inizio di una resa dei conti sociale, politica e ideologica all’interno dell’Europa del ‘900 che ha avuto fine non con la Seconda Guerra Mondiale (che della Guerra Civile Spagnola è stata una conseguenza) ma con la caduta del Muro di Berlino. Di cosa ci fosse in gioco ne furono ben consci Fascisti, Nazisti e Sovietici. Non lo furono altrettanto le grandi democrazie occidentali -Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti d’America- che mancarono in pieno il loro appuntamento con la Storia. Infatti, invece di impegnarsi nella difesa della democrazia spagnola sostenendo le riforme sociali ed economiche del Governo repubblicano con l’obiettivo di arginare i rivoluzionari marxisti, sindacalisti e anarchici, preferirono vedere la Spagna come un’imminente nuova Unione Sovietica da cui tenersi alla larga lasciando che i Nazi-Fascisti facessero il lavoro sporco e garantissero così i loro interessi finanziari, capitalistici e di classe. La Spagna fu perciò letteralmente lasciata alla mercé delle forze di destra spagnole più reazionarie, bieche e violente che sfruttarono scaltramente l’ideologia fascista per imporre la legge delle aristocrazie possidenti più retrograde e farsi nel contempo aiutare militarmente ed economicamente dall’Italia fascista e dalla Germania nazista.

Mussolini mandò un corpo di spedizione di 100.000 uomini (presunti volontari), carri armati, aerei e navi. I Tedeschi inviarono a loro volta 20.000 soldati e armi ipermoderne da testare sul campo e considerarono la Spagna come un enorme poligono di addestramento dove esercitarsi alla guerra-lampo da cielo e terra in vista della conquista del mondo e dell’affermazione prossima del Terzo Reich. Il paradosso fu che la comunistissima Unione Sovietica, desiderosa di avere l’appoggio delle democrazie occidentali per non essere lasciata sola davanti alla minaccia di Hitler, si ritrovò invece a fare di tutto affinché la Repubblica spagnola mantenesse i suoi caratteri borghesi. Mosca infatti non solo fu l’unica a mandare armi e a organizzare brigate di volontari internazionali antifascisti (tra cui molti Italiani, che fecero una guerra civile nella guerra civile) ma represse violentemente anche ogni forma di dissenso da parte proprio della sinistra radicale, sindacalista e anarchica spagnola colpevole (non si può però negarlo) di considerare la democrazia un mezzo e non un fine e di volere la rivoluzione sociale ed economica anche con metodi brutali e feroci nel caso non funzionassero quelli pacifici. Un atteggiamento politico e ideologico violento e provocatorio che di fatto incrinò a più riprese il fronte repubblicano e chiamò in causa le sinistre sindacaliste, radicali e anarchiche come corresponsabili dello scoppio della Guerra Civile e della fine della democrazia spagnola.

LA GUERRA CIVILE

La “ribellione” dell’esercito, come viene definita dagli Spagnoli, cominciò il 18 luglio del 1936. E si autogiustificò proprio in virtù delle violenze perpetrate dalle sinistre estremiste contro i latifondisti, il clero e le frange della destra più radicale avvenute dopo la vittoria alle elezioni democratiche del fronte popolare composto da repubblicani, socialisti, comunisti, anarchici e sindacalisti. Da quella data gran parte dell’esercito cominciò ad ammutinarsi all’interno di tutto il Paese. A capitanare il golpe un gruppo di ufficiali tra i quali solo in un secondo momento Franco emergerà come il leader. La storia successiva del conflitto civile spagnolo è un lento alternarsi di avanzate verso Madrid e Barcellona delle forze fasciste e di fallite o inutili controffensive e atti di resistenza vani delle forze repubblicane. A cui si aggiungono guerre civili all’interno della Guerra Civile, sia nel fronte democratico che in quello golpista, e continue atrocità ed efferatezze di cui furono autori in grandissima parte i cosiddetti "crociati anticomunisti" di Franco (alla fine della guerra si contarono più di 200.000 esecuzioni nella Spagna occupata dalle forze golpiste e circa 50.000 in quelle sotto la responsabilità della Repubblica). Non che le sinistre rivoluzionarie, sindacaliste e anarchiche non amassero la violenza (come la stessa contabilità del terrore dimostra) ma il sistematico annientamento fisico dei repubblicani perpetrato dalle forze fasciste fu impressionante sia in termini di ferocia che di numeri. Le colonne di civili in fuga dalle città di fede repubblicana furono costantemente bombardate. Le fucilazioni e le impiccagioni dei democratici -civili o in armi, uomini o donne- rimasti nelle città conquistate dalle forze franchiste andarono avanti per anni quotidianamente.

Agli assassinii a sangue freddo e alle esecuzioni si aggiungevano gli stupri sistematici, con gran vanto radiofonico dei Generali, soprattutto nel Sud del Paese, che mettevano beceramente in dubbio la mascolinità dei maschi repubblicani e insistevano sulla baldanza sessuale delle truppe legionarie spagnole o mercenarie marocchine. I beni dei democratici assassinati venivano distribuiti tra i membri privilegiati del nuovo ordine come bottino di guerra o incamerati dalle banche che sostenevano il fronte fascista. È infine venuto alla luce di recente che un numero indefinito di figli dei repubblicani imprigionati o condannati a morte furono fatti sparire per essere adottati indebitamente da famiglie fasciste invece che essere consegnati ai loro legittimi parenti. La guerra finì nella primavera del 1939 con la caduta prima di Barcellona e poi di Madrid. L’obiettivo dei repubblicani di resistere all’offensiva fascista fino all’imminente scontro tra democrazie occidentali e dittature nazi-fasciste fallì per pochi mesi. Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale avvenne infatti solo nel settembre dello stesso anno con l’invasione tedesca della Polonia. La dittatura di Franco nata dal sangue degli Spagnoli fu incredibilmente longeva e andò avanti fino al 1975 (anno della morte del dittatore) favorita dall’inizio della Guerra Fredda e dalla necessità dell’Occidente di non andare troppo per il sottile nello scontro con i Sovietici. Dalla caduta del regime, la Spagna ha cercato di fare pace con se stessa senza mai riuscirci fino in fondo – un’impresa decisamente impossibile. Ma è diventata stabilmente una democrazia, anche se sotto forma di monarchia invece che di repubblica, divenendo paradossalmente una delle nazioni più laiche e progressiste del mondo.

Alessandro Luigi Perna

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