Paolo Dalprato viene dal mondo della fisica. È un esperto di CAD, di programmazione, di database. Gli piace analizzare, capire la struttura delle cose, individuare i dettagli. Ha applicato la sua passione per il particolare al mestiere di fotografo. Il punto di partenza è stato perciò giocare con la prospettiva e con la messa a fuoco selettiva per far spuntare nelle macro, per esempio, la punta del petalo o il pistillo di un fiore. Ma poi i suoi interessi si sono ampliati, dallo still life la sua ricerca si è rivolta anche alle persone, ha sviluppato una propria cifra stilistica peculiare dedicandosi in particolare alla fotografia di ritratto, di architettura e di fine art. Il suo approccio scientifico-filosofico nei confronti del mondo emerge dai suoi scatti: quando punta l’obiettivo guarda all’insieme ma cerca il dettaglio, il guizzo, il gesto, lo sguardo. E aspetta il momento intenso, l’emozione che traspare, per cristallizzarla pur mantenendola viva.

Fa anche un’altra cosa Paolo Dalprato: cerca l’energia che quelle emozioni emanano. Durante le prove, quando c’è l’occasione di fermarsi, di rilassarsi tra un brano e l’altro. E durante i concerti, quando la tensione è massima, e i musicisti sembrano tutt’uno, mentalmente e fisicamente, con la musica che interpretano. Dalprato ha anche l’opportunità di conoscere, come fotografo ufficiale de laVerdi, il dietro le quinte. E ne approfitta: come un fotoreporter consumato ci restituisce ciò che nei concerti ufficiali non traspare, quell’intimità che non è possibile avere durante gli spettacoli davanti al pubblico. Grazie alle sue foto possiamo invece attutire la distanza tra loro, i musicisti sul palco, e noi, spettatori davanti al palco. E imparare a conoscerli, ritrovare lo sguardo d’intesa tra colleghi, percepire la musica che scorre sotto la pelle del viso di un grande Maestro anche quando ci sta dando le spalle perché rivolto all’orchestra.

laVerdi gli offre anche un’altra possibilità. Non sono infatti solo i volti ad attrarre Dalprato. A chiamarlo è anche l’architettura. E gli spazi in cui suona l’orchestra diventano l’occasione di dare sfogo alla sua passione e al suo talento nel ritrarla. All’interno dell’Auditorium di largo Mahler oppure nelle altre sedi che ospitano i concerti dell’orchestra. Cerca angolazioni che permettano di comprendere il tutto anche se partendo solo da un dettaglio, guida l’occhio perché si concentri e insieme si allontani per conoscere l’insieme. Con i filtri si diverte a modificare la realtà, rendendola  spesso più morbida e tondeggiante. Gli piace infatti giocare con le linee, gli spazi, la composizione dei movimenti architettonici. Fuori, quando scatta. E dentro lo studio, una volta realizzate le immagini.

Le sue foto sono infatti il risultato di due fasi: lo scatto e l’elaborazione. Modifica le foto più e più volte prima di ottenere il risultato che lo soddisfa. Satura i colori, cambia le dominanti, contrasta con forza. E dà risalto anche alle ombre, perché è consapevole che si conosce anche per differenza. Altre volte i colori non gli bastano, per quanto possano essere modificati non esprimono tutto quello che è necessario. Ed è allora che trasforma le foto a colori in bianco e nero, passando con estrema disinvoltura da un universo estetico all’altro. Nella nuova dimensione infatti ci si trova bene. Lo dimostra utilizzando i grigi in infinite tonalità differenti oppure liberandosene del tutto, accentuando   fino all’estremo i contrasti quando decide di affidare la sua poetica solo a luci e ombre.

I risultati sono in ogni caso spesso sorprendenti. Ma sorprendere sembra essere una delle caratteristiche più peculiari di Paolo Dalprato, nato fisico e vissuto fotografo.

Sorprendenti sono di sicuro le sue foto. Un percorso per immagini all’interno de laVerdi che lascia spesso senza fiato.

 

Alessandro Perna

Federica Candela

 

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