La lotta per il diritto al voto delle donne è un fenomeno che ebbe inizio nella seconda metà dell’ottocento nei paesi di origine anglosassone. Il movimento si sviluppò velocemente in tutto l’occidente e in particolare in Gran Bretagna, negli Stati Uniti e in Nuova Zelanda. Ma sono soprattutto le foto delle militanti inglesi quelle che si trovano più facilmente negli archivi storici odierni, a dimostrazione di quanto deve la storia del femminismo al loro movimento. Lo stesso termine “suffragette”, prima di definire tutte le donne del mondo che chiedevano il suffragio universale, fu coniato apposta per loro per la prima volta dal giornale inglese Daily Mail come etichetta denigratoria. Ma invece di respingerlo, le femministe inglesi se ne fregiarono e presero a riferirsi alle loro compagne negli stessi termini. A chiedere uguaglianza nei diritti politici con gli uomini erano soprattutto donne scolarizzate provenienti dalla media borghesia, sempre più emancipate culturalmente ma frustrate dalla loro condizione economica e sociale, di cui la letteratura inglese dell’800 aveva ben descritto la condizione di dorata oppressione. Alla richiesta del voto affiancavano inoltre anche la rivendicazione di pari diritti civili e la possibilità di svolgere le stesse professioni degli uomini in una logica di autonoma emancipazione. Ma se in America e in Nuova Zelanda le proteste delle suffragette ebbero sempre caratteri pacifici, in Inghilterra si radicalizzarono e assunsero forme anche violente. Assistendo spesso alla repressione fisica delle loro manifestazioni con cariche della polizia e arresti, le suffragette inglesi passarono infatti a forme di protesta più cruente danneggiando, durante la cosiddetta “Guerra delle Vetrine” del 1912, moltissimi negozi di Londra con sassi, spranghe e perfino piccoli ordigni esplosivi. Nel 1913 il movimento inglese delle suffragette ebbe anche la sua martire: la giovane Emily Davinson, che fu travolta e uccisa da un cavallo di Re Giorgio V durante una manifestazione di protesta al Derby di Epsom. Le militanti in carcere, a seguito di quell’episodio, iniziarono uno sciopero della fame che scosse il Paese. A impressionare l’opinione pubblica non fu solo la scelta delle prigioniere di rinunciare al cibo ma anche le violenze che esse subirono durante i tentativi di alimentazione forzata loro imposti dalle autorità inglesi. Le suffragette vinsero la loro guerra cinque anni più tardi: nel 1918 il Parlamento britannico approvò infatti la proposta di diritto di voto limitato alle mogli dei capifamiglia al di sopra dei 30 anni. E infine il 2 luglio 1928 il suffragio fu esteso a tutte le donne inglesi. Il riconoscimento del diritto di voto in Inghilterra fu una vittoria strategica di incredibile valore per il movimento femminista europeo. Ma fu solo una delle battaglie, per quanto determinante, di una guerra infinita che le donne stanno ancora conducendo sia in Occidente che, soprattutto, nel resto del mondo contro la tradizionale cultura maschilista e patriarcale.

a cura di
Alessandro Luigi Perna
 
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